Proverbi 9, 1-6
La saggezza ha fabbricato la sua casa, ha lavorato le sue colonne, in numero di sette; ha ammazzato i suoi animali, ha preparato il suo vino, e ha anche apparecchiato la sua mensa.
Ha mandato fuori le sue ancelle; dall’alto dei luoghi elevati della città essa chiama: «Chi è sciocco venga qua!» A quelli che sono privi di senno dice: «Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho preparato!»
Lasciate, sciocchi, la stoltezza e vivrete; camminate per la via dell’intelligenza!
Ammetto che qualche volta ho la tentazione di non dare la giusta importanza a tutti i testi biblici nella stessa misura. Un racconto del cammino di Israele nel deserto guidato da Mosè e soprattutto dalla promessa di Dio; la vocazione di un profeta e la sua predicazione; un miracolo di Gesù o un suo insegnamento; o ancora un profondo ragionamento dell’apostolo Paolo: ecco, questi racconti mi spingono alla riflessione, perché da subito ne comprendo l’importanza e il valore per la fede e dunque per la predicazione che provo a offrire alla chiesa. Poi talvolta nella Bibbia troviamo anche brani diversi, potremmo definirli più leggeri; paiono dei raccontini, belli ed edificanti, ma comunque incapaci di suscitare una gran riflessione che riguarda la nostra fede, la nostra vita e le nostre scelte di credenti. Indubbiamente il racconto del libro di Proverbi che ci accompagna oggi ricade in questa categoria e può farci piacere la descrizione che pare pure un po’ ingenua, quasi, passatemi il paragone, da cartone animato, ma nulla che possa spingerci a soffermarci troppo su queste parole, nulla che, ci pare, possa farci fare grandi passi avanti nel nostro discorso di fede.
Ma se lasciamo per un momento perdere le descrizioni, che pure possono far legittimamente sorridere e ci concentriamo sull’azione, che cosa sta succedendo nei versetti biblici del libro dei Proverbi che abbiamo condiviso oggi? Sta succedendo che una persona sta costruendo una casa per poter invitare qualcun altro, qualcuno che non ha neanche idea dell’invito che lo attende, qualcuno che non sarebbe minimamente in grado di entrare se non venisse richiamato a quanto sta per avvenire, se non venisse invitato a cambiare strada per entrare in quell’accogliente casa. La saggezza ha fabbricato la sua casa ci dice il libro dei Proverbi; non sappiamo esattamente chi sia questa saggezza di cui si parla e in effetti gli studiosi della Bibbia non sono concordi nel definirla e quindi non addentriamoci troppo in questo terreno. Tuttavia anche in questo caso vediamo le sue azioni: costruire una casa.
La descrizione della sua opera è piuttosto scarna, ma qualcosa sappiamo: l’edificio avrà sette colonne, dunque sarà una costruzione molto grande imponente; in paragone a sette colonne era il più grande dei tempi dell’omonima valle di Agrigento, in Sicilia, il tempio di Zeus olimpico. Però c’è una grossa differenza: gli antichi Greci di Agrigento avevano costruito un edificio così enorme perché lo si vedesse da lontano, soprattutto dal mare e chiunque lo scorgesse avrebbe dovuto essere intimorito tanto dalla potenza di Zeus, quanto dalla ricchezza e dall’ingegnosità dei costruttori. Se la sapienza di Dio costruisce un edificio altrettanto grande non vuole mettere in mostra se stessa, ma vuole che la sua casa sia pronta ad accogliere moltissime persone e chiunque voglia saprà di trovare posto in quella casa, riconoscendo che dunque è stata edificata in una certa misura proprio per lui o per lei.
E non sarà una casa vuota, una volta entrati si riceve un’accoglienza che racconta che chi arriva è una persona importante, realmente desiderata dalla padrona di casa. Anche su questo abbiamo perso un po’ il senso delle frasi del libro dei Proverbi, sono lontane dalla nostra esperienza. Certo, occorre non mangiare troppa carne, sia per il bene della nostra salute, sia del portafogli, ma quando ne abbiamo voglia in fondo basta andare dal macellaio e servirci. Nell’antichità non c’era questa comodità e dunque si macellavano gli animali solamente nelle occasioni veramente particolari: ricordate la parabola del figliol prodigo? Il padre mostra la grandezza del proprio amore per quel figlio scapestrato proprio con un atto fuori dal comune, eccezionale, in modo che tutti possano rendersi conto che il suo ritorno è un’occasione di festa da condividere con chiunque vorrà. Dunque la saggezza accoglie chi arriva con una festa inattesa e importante, con una gioia che l’invitato ha solamente il compito di gustare e nulla più.
Dunque il banchetto preparato in questa casa enorme è pronto. Ma noi sappiamo bene che anche la più bella iniziativa senza la dovuta pubblicità rimane lettera morta, non potrà avere successo: e così la nostra saggezza del racconto manda fuori le sue ancelle, le sue cameriere per la città per convincere le persone che la festa è proprio per loro, che sono loro gli ospiti desiderati per cui tutto è stato preparato, sono loro quelli a cui verrà tutto gratuitamente offerto. Bello, bellissimo, ma l’invito ha qualche problema: “Chi è sciocco venga!” Onestamente se voglio invitare qualcuno a casa mia, sia pure per una festa generalmente non gli telefono dicendo: “Ehi stupido, vieni a trovarmi?” Non si fa! Perché allora questa saggezza che finora si è dimostrata così ospitale ha questa caduta di stile?
Penso che questa saggezza non possa fare altrimenti: il suo invito è molto particolare, non può essere paragonato a null’altro. Non è un invito fra i tanti, uno che possiamo mettere al pari di altre possibilità che ci sono offerte, per poi ragionare con calma e scegliere quella che più ci piace, quella che più ci pare conveniente. L’invito della saggezza è un invito radicale, che implica da parte nostra un’accettazione che può essere solo totale, un invito che porta con sé il riconoscimento della necessità di un cambio di strada rispetto a quella che stavamo percorrendo. Sono accolti dalla saggezza solo coloro che riconoscono che senza di lei non possono che rimanere nella stoltezza; sono accolti coloro che si accorgono che l’intelligenza, cioè la comprensione di ciò che realmente conta per condurre l’esistenza davanti a Dio e con il proprio prossimo, non può mai essere una scoperta personale dell’essere umano, ma solo un dono, solo la risposta a un invito che oggi ci viene ricordato come rivolto proprio a ciascuno e ciascuna di noi.
Torniamo allora alla domanda iniziale: chi è dunque questa saggezza che ha preparato tutto questo per noi e che ci fa raggiungere da un invito impegnativo e radicale? Penso che si possa vedere in lei una manifestazione della grazia di Dio, la pura, gratuita, meravigliosa grazia di Dio che ci incontra e ci invita a non dover contare sempre su noi stessi, ma ad affidarci a una parola non nostra e che ci viene offerta. Una parola che cambia la vita, una parola che ci invita ad essere accolti al banchetto apparecchiato per noi nella casa costruita per noi unicamente per il grande, immenso amore di chi ha già preparato tutto e che ora ci sta invitando. Lo sentite il suo invito?
Amen
(Past. Davide Ollearo)