Come siamo organizzati
Il fondatore del movimento metodista, John Wesley, aveva scelto come proprio motto l’espressione “Il mondo è la mia parrocchia” per sottolineare che lo sguardo della comunità cristiana non dovrebbe fermarsi all’ombra del campanile, ma essere capace di spaziare ben più lontano. Questa visione è condivisa ancora oggi dal protestantesimo italiano – e quindi anche dalla chiesa metodista di Vicenza; ovviamente, vi sono anche una serie di ragioni pratiche, per le quali le chiese evangeliche in Italia vivono la parrocchia in un modo “allargato”. Il protestantesimo italiano rappresenta una minoranza della popolazione e, per tale ragione, le chiese non sono presenti in ogni cittadina o paese. In molte province italiane, la chiesa si trova nella città più importante e i suoi membri, pur vivendo sparsi sul territorio, fanno riferimento ad essa per le attività di culto. Anche a Vicenza, partecipano alle attività della chiesa persone che provengono da Arzignano, Thiene, Longare, Montecchio Maggiore, Valdagno e molti altri centri del vicentino.
Qualcuno si domanderà come sia organizzata la vita di una chiesa protestante. Non possiamo rispondere per tutti gli altri protestanti, ma possiamo provare a farlo per la chiesa metodista di Vicenza.
Innanzitutto, è bene ricordare che la nostra chiesa non è un’entità isolata. La chiesa metodista di Vicenza fa parte della Chiesa evangelica valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi. Nel 1975 le chiese valdesi italiane, ovvero la più antica espressione della presenza riformata in Italia, e le chiese metodiste in Italia hanno sancito tra loro un patto di integrazione: nel rispetto delle specificità e differenze – che continuano a rimanere come segno di arricchimento reciproco – queste chiese si riconoscono pienamente come espressioni della chiesa cristiana. Tale riconoscimento parte dal presupposto che le diversità storiche e teologiche non sono necessariamente motivo di divisione, ma possono essere strumento di unità: unità di testimonianza all’unico evangelo di Gesù Cristo e unità nel servizio, pur nella diversità dei modi e delle forme. Le chiese metodiste e valdesi in Italia esprimono quindi la loro unione attraverso organismi e strutture condivise, ma anche cercando di valorizzare le rispettive tradizioni teologiche. Dal punto di vista organizzativo, per fare un solo esempio, esse si ritrovano unite nell’annuale sinodo, l’assemblea generale della chiesa, che porta i rappresentanti delle chiese locali e i ministri di culto, pastori e pastore, diaconi e diacone, a discutere dei diversi temi considerati importanti per la vita delle chiese e a prendere quelle decisioni che indirizzano l’azione della chiesa nel corso del successivo anno.
Sul piano locale, la chiesa rispecchia una struttura simile a quella appena descritta. I membri di chiesa, cioè quelle persone che dopo un percorso di istruzione cristiana hanno scelto liberamente di confessare la propria fede, sono riuniti nell’assemblea, che ha il compito principale di prendere in esame i vari aspetti della vita della chiesa, per indirizzarne l’opera. L’assemblea elegge inoltre un consiglio di chiesa, cioè un gruppo di persone che sono chiamate, sulla base dei doni loro riconosciuti, ad accompagnare la chiesa nella sua opera di testimonianza: chi occupandosi della diaconia e dell’amministrazione, chi mantenendo i contatti con le persone che frequentano le attività della chiesa, chi seguendo la formazione dei giovani e degli adulti. Queste persone, d’intesa con il pastore o la pastora inviato di volta in volta per curare la chiesa, si impegnano perché la comunità locale mantenga coesione e coerenza rispetto alla fede che si confessa.
Tutte le chiese metodiste e valdesi in Italia provvedono con libere offerte dei propri membri al mantenimento delle chiese e delle spese di culto: questo è un segno del fatto che la fede chiama ad una responsabilità condivisa nei confronti della comunità di cui si è parte. Ciascuno è chiamato a contribuire con libera offerta in proporzione alle sue sostanze. L’Unione delle chiese metodiste e valdesi è destinataria, come altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato, dell’Otto per mille dell’IRPEF; i fondi ricevuti sono però utilizzati unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale.
Come già accennato, le chiese protestanti hanno dei ministri di culto, donne e uomini, chiamati pastori. Come per ogni altro ministero, cioè servizio particolare nella chiesa, anche il ministero pastorale presuppone una vocazione riconosciuta dalla chiesa e un’adeguata preparazione. I pastori esercitano le loro funzioni – che sono legate principalmente alla predicazione, all’amministrazione dei sacramenti, all’insegnamento biblico e alla cura d’anime – dopo un periodo di formazione che si svolge in istituti teologici in Italia e all’estero.
Attualmente il pastore della chiesa metodista di Vicenza, incaricato anche della cura della chiesa di Bassano del Grappa, è Davide Ollearo. Piemontese d’origine, dopo la laura in teologia ha servito in chiese metodiste e valdesi in Puglia, Sicilia e in Piemonte prima di trasferirsi in Veneto. È sposato con Daniela, anche lei pastora, ed è padre di due figli.
Chi desiderasse mettersi in contatto con lui può raggiungerlo all’indirizzo mail info@chiesametodistavicenza.it oppure telefonicamente al numero 347.7207026.
Tutte le chiese metodiste e valdesi in Italia provvedono con libere offerte dei propri membri al mantenimento delle chiese e delle spese di culto: questo è un segno del fatto che la fede chiama ad una responsabilità condivisa nei confronti della comunità di cui si è parte. Ciascuno è chiamato a contribuire con libera offerta in proporzione alle sue sostanze. L’Unione delle chiese metodiste e valdesi è destinataria, come altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato, dell’Otto per mille dell’IRPEF; i fondi ricevuti sono però utilizzati unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale.
I metodisti a Vicenza
Subito dopo l’Unità d’Italia, le chiese metodiste inglesi inviarono dei missionari in Italia. Pur con molte difficoltà, questi riuscirono a stabilire alcune chiese locali, tra le quali, nel 1869, quella di Vicenza.
La realtà odierna della chiesa di Vicenza è molto cambiata dalle origini. In primo luogo, perché sono cambiati i tempi: al sospetto nei confronti di qualcuno considerato un estraneo dal punto di vista della fede, si è sostituita una graduale, anche se non sempre lineare, volontà di conoscere e comprendere. In secondo luogo, perché la chiesa metodista di Vicenza fa oggi parte di una famiglia più ampia, la Chiesa evangelica valdese — Unione delle chiese metodiste e valdesi, un esempio reale del fatto che anche in presenza di tradizioni e storie differenti, l’unità delle chiese non è impossibile. In terzo luogo, perché da alcuni anni i metodisti di Vicenza non sono più solamente vicentini di nascita, ma provengono da molti altri Paesi del mondo: Brasile, Ghana, America del Nord, Germania, Inghilterra.
Insomma, anche a Vicenza si può vedere che il metodismo è cittadino del mondo!