Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo. Il brano dell’Evangelo di Giovanni comincia in modo un po’ strano, ben diverso da quanto potremmo immaginare in un discorso che noi esseri umani potremmo definire normale. Il giudizio è questo: se parliamo di queste cose, ci viene subito da pensare a un’aula di tribunale in cui un giudice decide se qualcuno è colpevole o innocente e nel primo caso stabilisce una pena adeguata allo sbaglio commesso dall’imputato. O almeno ci salta in mente una persona che deve decidere se quanto è successo, quanto gli viene raccontato è giusto oppure sbagliato, se la persona che l’ha compiuto è una brava persona oppure qualcuno da evitare. Se leggiamo dall’inizio questo capitolo dell’Evangelo di Giovanni, il percorso che ci porta fin qui ci aiuta a comprendere al meglio queste parole. Nicodemo va incontro a Gesù, si parlano e il maestro della legge rimane stupito dalla sapienza del Signore, sconvolto da quanto sente raccontare da lui. Nicodemo vorrebbe parlare delle grandi e potenti cose di Dio che Gesù testimonia con le sue opere, mentre Gesù parla della vita quotidiana, della fede da vivere giorno per giorno, della decisione a cui l’annuncio del Regno di Dio ci chiama. Ma soprattutto Gesù parla di grazia, del dono di Dio, del desiderio del Padre celeste di incontrare un’umanità smarrita addirittura inviando il suo Figlio unigenito come speranza per gli esseri umani, costi quel che costi questa decisione, anche la vita del suo stesso figlio.
Non possiamo che partire da queste affermazioni se vogliamo comprendere le parole che condividiamo oggi, altrimenti rischiamo di leggerle in modo sbagliato, un modo che potrebbe addirittura spaventarci, farci vedere il Signore come qualcuno pronto a emettere una condanna senza appello perché non siamo stati capaci di fare ciò che ci veniva richiesto. Invece la prima affermazione paradossale che condividiamo oggi è la notizia che noi siamo sotto il giudizio di qualcuno che è venuto per amarci e non per giudicarci, almeno non nel senso con cui intendiamo noi questo termine.
L’annuncio che ci guida è che la luce è venuta nel mondo: da qui e solamente da qui possiamo partire, dal racconto di una scelta che Dio ha voluto compiere. Noi abbiamo un rapporto molto particolare con la luce, perché in fondo la gestiamo noi: nelle nostre case o anche qui in chiesa possiamo accenderla o spegnerla a piacimento solamente utilizzando un interruttore. È facile dunque pensare che ne siamo noi i padroni: almeno finché paghiamo la bolletta, nessuno può togliercela, è sotto il nostro dominio. La luce che Gesù annuncia è altro, qualcosa che non è mai nostro possesso, ma che viene a noi come dono di Dio. Una luce inattesa, che rende possibile ciò che prima non lo era: vedere, ma vedere fino in fondo non solo il mondo che ci circonda, ma anche noi stessi, ciò che siamo, il posto in cui stiamo davanti al nostro Dio. È luce che non serve a se stessa, ma a noi che la riceviamo, che attraverso di essa possiamo vedere cose che da soli non potremmo mai scorgere. È luce che i permette di vedere e rivedere ciò che facciamo, che ci invita a riflettere a fondo sulle nostre azioni di figli e figlie di Dio che vivono al suo cospetto.
I nostri versetti non parlano di condanna per i cattivi e premi per i buoni, perché se così fosse, chi di noi potrebbe mai iscriversi nella lista dei buoni? Noi siamo e rimaniamo peccatori davanti al Signore, siamo esseri umani e dopo Adamo sappiamo che non siamo in grado di fare la sua volontà. I versetti di Giovanni che abbiamo condiviso parlano invece di una cammino ancora tutto da compiere, un cammino che è reso possibile dalla luce che in Gesù Cristo ha cominciato a illuminarci. Ma parlano soprattutto di un compito che il Signore ci affida, di un compito che non può che accompagnare tutte quante le nostre vite. Non è una parola che usiamo spesso, ma noi siamo chiamate e chiamati al discernimento; cioè abbiamo il compito di capire, di comprendere in che modo la nostre azioni sono utili non per noi, ma perché siano testimonianza di quello che il Signore ha fatto per noi. Insomma, non possiamo far finta che questa luce non ci sia; è una luce che ci mette a nudo, ma non per spaventarci, non per rendere visibile le nostre mancanze, piuttosto perché grazie ad essa possiamo comprendere in che modo usare le nostre vite per dar gloria a Dio.
Oggi abbiamo la gioia di celebrare il battesimo di un bambino, il figlio di Barbara e Samuel, nonché il fratellino di Ariella. È senz’altro un’occasione di festa non solo per la famiglia, ma per tutta la comunità, che vede in concreto un dono di Dio ai suoi genitori e a tutti noi. È un’occasione in cui la comunità fa quello che è più che mai chiamata a fare: raccogliersi in preghiera, chiedendo al Signore di accompagnare con le sue benedizioni questa famiglia, di guidare il piccolo che fra poco accoglieremo perché impari a conoscere il suo amore e possa darne pubblica testimonianza quando sarà cresciuto. Ma è anche un’occasione per tutta la chiesa per riflettere su ciò che Giovanni ci sta dicendo oggi e per porci una domanda: in che modo testimonieremo a questo bambino, a sua sorella, alla sua famiglia, in che modo ci racconteremo gli uni gli altri che la luce del Signore Gesù splende su di noi e dunque possiamo camminare in sua presenza?
Gesù è chiaro: noi siamo chiamate e chiamati alle buone opere, a testimoniare attraverso ciò che facciamo non noi stessi, ma l’amore di chi ci rende capaci di farlo. Nell’accogliere questo bambino al battesimo, noi stiamo prendendo un impegno preciso davanti a lui, alla sua famiglia e gli uni con gli altri: confessare con tutti loro e fra noi la fede che viviamo, ma confessarla concretamente e non solo a parole. Come comunità diamo testimonianza quando ci prendiamo cura gli uni degli altri con amore e senza invidia; diamo testimonianza quando ci ostiniamo a spendere fra di noi parole che parlano d’amore e non d’invidia o rancore, come spesso purtroppo avviene nelle vite umane; diamo testimonianza quando comprendiamo che siamo insieme per imparare gli uni dagli altri e non perché qualcuno è già padrone della verità. Quando, con l’aiuto dello Spirito Santo, riusciremo a fare questo, per il bambino battezzato e per il bene della chiesa, allora possiamo testimoniare che la luce del Signore splende su di noi e che noi l’abbiamo considerata preziosa e vogliamo vivere in essa.
Amen
Past. Davide Ollearo