26 Luglio 2026

IX domenica dopo Pentecoste

Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.

Testo biblico

Lettera ai Romani 8, 31-39

Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Testo del sermone

Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” Vi confesso, sorelle e fratelli, che quando ho riletto questo versetto, il primo pensiero che mi è sorto non mi ha lasciato tranquillo. Ho infatti pensato a quanto questa affermazione possa essere strumentalizzata; anzi, a quanto questa affermazione sia oggi realmente strumentalizzata. Dio è per noi, anzi, meglio ancora: Dio è per me! Dio è dalla mia parte, qualunque cosa io faccia; Dio mi aiuta e dunque non devo preoccuparmi fino in fondo delle mie scelte, perché tanto Dio mi appoggia comunque. Purtroppo è un discorso che sentiamo risuonare piuttosto spesso, in particolare nel periodo storico che stiamo vivendo: governanti che si sentono autorizzati a fare qualunque cosa, ad andare contro leggi che da sempre regolano la convivenza fra le persone e i popoli, perché si sentono investiti di un mandato divino: Dio è per loro e loro non devono rendere conto ai comuni mortali di ciò che fanno, dei veri e propri crimini che commettono. Non siamo ancora al “Gott mit uns”, il “Dio con noi” che i soldati della Germania nazista portavano sulla fibbia della cintura, ma talvolta penso che non siamo più troppo distanti.

Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” Per comprendere questa affermazione di Paolo, dobbiamo però ribaltare completamente il discorso: qui non si parla di noi, si parla in primo luogo di Dio. Non si parla di una condizione privilegiata nella quale ci troveremmo, ma di una scelta che Dio ha compiuto. Dio è per noi significa che per sua libera scelta, per sua volontà, decidendo solo per la sua grazia, Dio ha deciso di essere in nostro favore. Non si parla in primo luogo di noi, ma di quanto Dio ha deciso di compiere in nostro favore senza alcuna costrizione da parte nostra, senza che fosse un atto dovuto. Questo e solo questo può essere il punto di partenza di tutto il discorso; questa e solo questa azione unilaterale compiuta dal Signore dà sostanza a quanto segue e noi non possiamo che accoglierla per ciò che è: un dono nato dall’amore di Dio.

Parlare della grazia di Dio significa immediatamente non pensare a una qualsiasi divinità buona e generosa nei nostri confronti: noi stiamo confessando e annunciando che questa è una scelta compiuta dal Dio che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perché solo in Gesù Cristo, in ciò che ha fatto secondo la testimonianza dei vangeli, nel suo portare alle estreme conseguenze l’amore che incarnava, fino alla morte e alla morte in croce, solo lì ci accorgiamo della dedizione di Dio stesso a questo suo progetto; il progetto che ci chiama e ci rende suoi figli e figlie amati, uomini e donne, giovani e anziani per i quali Dio sceglie di essere a favore. E solo nella resurrezione di Gesù Cristo scopriamo con gioia che Dio oltre ad avere la volontà di amarci, ha anche la forza per farlo di un amore che non rimane una semplice parola, ma sconfigge tutto quello che cerca di annullarlo, arriva a sconfiggere addirittura la morte che vorrebbe separaci da lui.

C’è una parola che descrive molto bene ciò che per grazia di Dio siamo diventati: noi siamo i giustificati e le giustificate. Non è un termine teologico, caro soprattutto ai protestanti, la descrizione di qualcosa di astratto, che in fondo non cambia molto nelle vite dei credenti. Al contrario, è un bellissimo nome che ci viene dato, perché porta in sé il racconto di una grande liberazione: noi siamo resi giusti e giuste e veniamo resi liberi e libere dalla paura di non piacere a Dio, di non essere abbastanza buoni, credenti, perfetti per presentarci davanti a lui. Siamo resi giusti e giuste, cioè il Signore ci annuncia che ama proprio noi, con le nostre vite, con le nostre difficoltà, con i nostri errori. Noi possiamo rendergli il culto come stiamo facendo oggi, possiamo riunirci alla sua presenza non perché noi siamo sufficientemente giusti, sufficientemente perfetti per avvicinarci a lui, ma perché lui stesso ha scelto di farsi vicino a noi, come ci raccontano ancora una volta la vita e la predicazione di suo figlio Gesù Cristo. La vita stessa dell’apostolo Paolo ci racconta che cosa significa essere giustificati davanti a Dio: lui sa di non essere perfetto, afferma che era un peccatore quando perseguitava la chiesa di Cristo, ma anche dopo la sua conversione, perché nessun essere umano può vivere compiendo solo e sempre la volontà di Dio, amando in maniera totale il Signore e il suo prossimo. Eppure lui per primo sa di essere in pace con Dio perché quel Gesù Cristo che è morto e resuscitato intercede per lui davanti al Padre, si fa carico di ristabilire un rapporto d’amore fra Dio e il peccatore ora considerato giusto da Dio, cioè giustificato.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”, si chiede ancora l’apostolo. E la risposta immediata che dà per sé e per noi è niente e nessuno; non esiste forza, umana o meno, che possa contrastare la volontà di Dio. Non è però una risposta scontata come potrebbe sembrare a prima vista; nella nostra vita quotidiana non è sempre facile scoprire l’amore di Cristo al nostro fianco: noi attraversiamo difficoltà, paure, preoccupazioni; tutte e tutti noi conosciamo momenti in cui sperimentiamo la solitudine, in cui ci domandiamo se ci sia qualcuno che si prende cura di noi come ha promesso. Eppure proprio in una situazione come questa che stiamo vivendo o che lui stesso sta vivendo, l’apostolo Paolo ci spiazza affermando che noi siamo vincitori; anche quando ci sentiamo sconfitti, fermati dalle difficoltà, noi siamo vincitori! Non siamo vincitori perché ci presentiamo a tutti come dei vincenti, persone che gestiscono la propria vita di successo in successo, come molti pretendono di riuscire a fare. Non siamo vincitori perché fingiamo di esserlo, nascondendo le difficoltà e i problemi che invece attraversiamo come polvere sotto il tappeto. Noi siamo vincitrici e vincitori perché siamo accompagnati nel cammino da qualcuno che ha già vinto per noi. Noi viviamo grazie alla vittoria definitiva di Gesù Cristo sulla morte: quella è anche la nostra vittoria, l’annuncio che ci riguarda da vicino che ci ricorda che l’amore di Dio non è una parola, non è una speranza per il futuro, ma è la certezza della scelta che Dio ha compiuto una volta per tutte in suo Figlio per noi. È una scelta d’amore che riempie già le nostre esistenze e ci permette di vivere senza paura per tutto ciò che incontreremo, e confessiamo fiduciosi che se Dio è per noi, chi potrà mai essere contro di noi?

Amen

(Past. Davide Ollearo)