Esodo 16, 2-4.9-15
Tutta la comunità dei figli d’Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto. I figli d’Israele dissero loro: «Fossimo pur morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando sedevamo intorno a pentole piene di carne e mangiavamo pane a sazietà! Voi ci avete condotti in questo deserto perché tutta questa assemblea morisse di fame!» Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io farò piovere pane dal cielo per voi; il popolo uscirà e ne raccoglierà ogni giorno il necessario per la giornata; così lo metterò alla prova e vedrò se cammina o no secondo la mia legge».
Poi Mosè disse ad Aaronne: «Di’ a tutta la comunità dei figli d’Israele: “Avvicinatevi alla presenza del Signore, perché egli ha udito i vostri mormorii”». Mentre Aaronne parlava a tutta la comunità dei figli d’Israele, questi volsero gli occhi verso il deserto, ed ecco la gloria del Signore apparire nella nuvola. E il Signore disse a Mosè: «Io ho udito i mormorii dei figli d’Israele; parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e domattina sarete saziati di pane; e conoscerete che io sono il Signore, il vostro Dio”».
La sera stessa arrivarono delle quaglie che ricoprirono il campo. La mattina c’era uno strato di rugiada intorno al campo; e quando lo strato di rugiada fu sparito, ecco sulla superficie del deserto una cosa minuta, tonda, minuta come brina sulla terra. I figli d’Israele, quando l’ebbero vista, si dissero l’un l’altro: «Che cos’è?» perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «Questo è il pane che il Signore vi dà da mangiare».
È facile indugiare nel lamento; almeno questo è un tema ricorrente del libro dell’Esodo. Il popolo d’Israele si lamenta volentieri e qualche volta non a torto: è comprensibile qualche protesta quando si ritrova in mezzo al deserto, senza cibo e senza acqua, con molte persone e molto bestiame da sfamare; e perché poi? Per seguire i sogni di Mosè che dice di aver ricevuto da Dio la missione di condurre Israele verso una non meglio definita terra promessa… ma sarà poi vero? Non sarà un sogno o peggio un inganno di Mosè che è tornato decisamente cambiato da Madian? Ci sono però altre occasioni in cui il lamento è meno giustificabile, anche se dobbiamo ammettere che spesso nello stesso meccanismo ci caschiamo anche noi. È il pensare che in fondo si stava meglio quando si stava peggio; quando ricordiamo, per citare un film famoso, “Com’era verde la mia valle”, dimenticando o rimuovendo le difficoltà che accompagnavano la vita di un tempo. Ricordo che una volta, in una chiesa di montagna dove precedentemente servivo, un anziano mi raccontava con nostalgia che un tempo non chiudevano mai la porta a chiave, perché nessuno veniva a rubare, mentre ai giorni nostri… poi, con grande onestà, ha aggiunto: “forse è perché nelle nostre case, una volta, non c’era proprio niente da rubare, eravamo tutti ugualmente poveri”.
Ecco, Israele sta vivendo uno di questi momenti: come si stava bene in Egitto con la pancia piena, sorvolando sul fatto che si era schiavi. E dunque è vero che che quel giorno avevano pane e carne secondo la quantità decisa dai loro padroni, ma non era scontato che il giorno dopo sarebbe stato lo stesso, poiché il cibo era comunque legato ai capricci e alla volontà degli Egiziani. Ma forse la nostalgia va anche in un’altra direzione, meno concreta, ma ugualmente potente: allora la vita era semplice, chiara. La vita delle persone era pienamente sotto controllo; certo, sotto il controllo di qualcun altro, ma comunque si sapeva bene che cosa aspettarsi. Ora bisogna imparare a fidarsi di qualcuno che non si conosce, di cui si sanno solo le sue parole, le sue promesse. Bisogna mettersi nelle mani di Dio che annuncia un futuro pieno di speranza, questo è vero, ma tale annuncio viene ricevuto in un presente drammatico e nulla sembra far comprendere come Dio possa far passare il popolo da questo a quello.
Dio risponde al popolo sfiduciato, Dio risponde a chi, in ogni luogo e in ogni tempo vive la stessa sfiducia. Non è sfiducia immediatamente nei confronti di Dio, ma incapacità di comprendere come Dio possa realizzare ciò che promette prendendo il controllo di un mondo che ci accorgiamo va in una direzione completamente opposta a queste promesse. Dio annuncia un futuro di pace e giustizia al popolo d’Israele nel deserto; le promesse di Dio non sono cambiate, anche noi siamo in viaggio verso ciò che non ci appartiene, ma che lui ha preparato per noi e ci annuncia, un luogo, un tempo, una società in cui allo stesso modo pace e giustizia saranno alla base dei rapporti. E anche noi riceviamo queste promesse, ribadite con forza in Gesù Cristo, in un momento come quello di oggi in cui la pace pare un ricordo lontano oppure solo uno spiraglio di tregua in attesa che i due litiganti riprendano forza; e la giustizia, un’affermazione che ha senso solo se costruita sulla uguaglianza di ogni essere umano con pari diritti e doveri, sembra decisamente essere solo un’illusione di pochi, perché ormai il mondo è dei forti, di coloro che impongono la loro legge spacciandola per giustizia.
Ma Dio non si stanca del nostro lamento, della nostra incapacità di affidarci al suo progetto che ci coinvolge e risponde. e come spesso, molto spesso, praticamente sempre succede, la sua risposta non è quella che ci aspetteremmo, quella che a noi potrebbe sembrare la più logica. Certo, non è facile trovare il pane nel deserto che Israele sta attraversando; non è facile trovare la speranza nel periodo che noi stiamo attraversando, per cui ci sembrerebbe logico chiedere a Dio che ci dia forza per non disperare, per continuare ancora un po’ il cammino, per ricercare con ancora più convinzione il suo aiuto senza stancarci. Insomma, noi chiediamo al Signore la forza per fare ciò che vorremmo fare, per riprendere il controllo sulla vita e sul cammino; noi chiediamo la forza, ma Dio risponde con la grazia e null’altro che la sua grazia.
Dio dona per grazia ciò di cui ha bisogno chi grida a lui, chi confessa, anche con rabbia e rassegnazione, il proprio smarrimento. Dio dona per grazia e non viene meno a questa sua scelta e di questo sappiamo di poterci fidare; però il modo in cui rende visibile per noi questa grazia, non è quello che ci potremmo aspettare. Israele non trova più facilmente il cibo, non viene reso più capace di resistere alla fame e alla sete: semplicemente Israele viene sfamato, riceve in dono tutto ciò di cui ha bisogno senza che lui debba contribuire in alcun modo. È questa la sfida che il Signore lancia a Israele e che lancia a noi: provare giorno per giorno a fidarci, lasciando perdere l’ansia di avere il controllo di tutto quanto stiamo vivendo. Noi ci fidiamo di un Signore che non necessariamente ci aiuta in ciò che noi vogliamo fare, in ciò che a noi sembra importante costruire, come se facesse crescere la nostra forza per mettere in pratica la nostra volontà. No, il dono di Dio è sempre e comunque l’inatteso, quello che non ci aspettavamo, quello che ci mostra che l’amore di Dio non migliora ciò che possiamo fare, ma rende reale, concreta la sua promessa che ci coinvolge completamente, cambia le nostre vite, ci porta dove noi da soli mai potremmo andare.
E davanti all’amore di Dio non possiamo che rimanere stupiti: il popolo d’Israele si chiede che cosa sia quell’inatteso e impossibile dono di Dio che li raggiunge e li sfama nel deserto, nel luogo della fame. E riceve da Mosè un nome, che però in Ebraico non è un nome: manna è semplicemente la domanda: “che cos’è questo?”, una domanda che non ha una risposta, perché è sempre una novità, sempre una sorpresa com’è per noi l’agire del Signore in nostro favore. Ecco, forse il cammino di fede per Israele come per noi oggi non può che essere un continuo porci domande, chiederci con stupore ogni giorno in che modo la grazia di Dio ci sta incontrando. Sappiamo di non avere mai la risposta definitiva a questa domanda, ma per una volta non è un problema: abbiamo fede che il Signore non ci lascia soli e ci conduce con la sua mano, di questo possiamo stare certi; sul come voglia farlo, non siamo ansiosi e lasciamo decidere a lui, perché sappiamo che ogni decisione che prende è guidata dal grande, immenso amore che ha nei nostri confronti.
Amen
(Past. Davide Ollearo)