Salmo 135, 13-18
SIGNORE, il tuo nome dura per sempre;
la memoria di te, o SIGNORE, dura per ogni generazione.
Poiché il SIGNORE farà giustizia al suo popolo
e avrà compassione dei suoi servi.
Gl’idoli delle nazioni sono argento e oro,
opera di mano d’uomo.
Hanno bocca e non parlano;
hanno occhi e non vedono;
hanno orecchi e non odono
e non hanno respiro alcuno nella loro bocca.
Siano simili a loro quelli che li fanno,
tutti quelli che in essi confidano.
Evangelo secondo Marco 7, 31-37
Gesù partì di nuovo dalla regione di Tiro e, passando per Sidone, tornò verso il mare di Galilea attraversando il territorio della Decapoli.
Condussero da lui un sordo che parlava a stento; e lo pregarono che gli imponesse le mani. Egli lo condusse fuori dalla folla, in disparte, gli mise le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; poi, alzando gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effatà!» che vuol dire: «Apriti!» E gli si aprirono gli orecchi; e subito gli si sciolse la lingua e parlava bene. 36 Gesù ordinò loro di non parlarne a nessuno; ma più lo vietava loro e più lo divulgavano; ed erano pieni di stupore e dicevano: «Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i muti li fa parlare».
La folla chiede a Gesù che imponesse le mani alla persona sorda. Imporre le mani significa letteralmente porre sopra. Penso che la gente di quel tempo abbia detto a Gesù di “fare così” perché probabilmente pensava che fosse quella l’usanza che andava per la maggiore. Un po’ come dire anche: “fa’ quello che noi pensiamo sia utile per lui”.
Gesù valuta che l’intervento prevede una manovra invasiva e dunque preferisce creare una adeguata privacy.
Apriti=apri te stesso=mettici del tuo.
Alzando gli occhi al cielo, sospirò, come a dire, “ecco io ho fatto ciò che prevedo utile fare per questa persona (come la folla che crede sia utile imporre le mani), ora mettici del tuo”, rivolto alla persona.
Apriti lo associo anche alla richiesta che Gesù fa al Padre ovvero “apri te stesso” alla persona affinché lui ti possa conoscere, perché comprenda che quanto ho compiuto l’ho fatto perché riconosca te.
Gesù non è un commerciante, non è un dispensatore ambulante di miracoli. Però la gente del posto fa 1+1 e constata che i sordi odono e i muti parlano. Riconosce a Gesù di fare ogni cosa bene, non è grossolano, non è uno che lascia le cose a metà.
Purtroppo Gesù sa bene che se anche la sua azione la compie per testimoniare il Padre rischia, a causa delle voci di corridoio, di passare per un santone.
Marco evidenzia questa forte propensione di Gesù affinché le persone non parlino dei miracoli perché secondo il silenzio messianico, Gesù desidera essere riconosciuto attraverso la croce.
Gesù, come abbiamo detto non è un commerciante di miracoli anche se possiede il titolo di “figlio di Dio”; tant’è che lui non ne fa un tesoro geloso e preferisce farsi chiamare con l’appellativo di “figlio dell’uomo” (figlio dell’umanità).
Il miracolo serve forse a smuovere le persone che vivono una fede basata sulla tradizione.
Gesù desidera far conoscere il Padre come colui che si fa prossimo, che tocca l’umanità, che tocca i corpi (orecchie e lingua), tocca i corpi senza per questo svolgere la funzione di “Dio tappabuchi (cit. Dietrich Bonhoeffer)”.
Mi vien da pensare che esistono due tipologie di “umanità credenti”: quella semplice che se anche vive una fede di tradizione non è sorda allo Spirito e non è nemmeno muta ed è dunque testimone; c’è poi un’umanità che è sorda allo Spirito, che antepone la legge alle “cose di Dio” pensando di esservi pure testimoni.
Gesù si preoccupa per queste persone che essendo sorda non possono nemmeno parlare e dunque non possono essere testimoni (Gesù infatti ordina loro di non parlarne con nessuno fintantoché anche loro non potranno udire e parlare)
Gesù accoglie i semplici perché sa che “sono canali dove la grazia scorre senza che avvengano perdite”. Gesù desidera che coloro che sono sordi (cit. salmo 135 hanno orecchi e non sono hanno labbra ma non parlano) possano aprirsi all’azione dello Spirito ed essere così anche loro “canali di grazia”.
Gesù conduce in disparte quando deve comunicare qualcosa che va poi portato alla comunità.
Gesù raduna in disparte i discepoli per insegnare loro cosicché ritornino tra la folla da testimoni (apostoli).
Ecco la relazione con il Signore sta in questo “disparte”. In altre tradizioni si usa dire “fare deserto”. Comunque un luogo “separato”, uno spazio dove stare per un tempo con il Signore, secondo i tempi e le modalità che lo Spirito ci mostrerà, facendo anche dei tentativi ma senza forzare troppo. Fermiamoci con il Signore, facciamoci toccare da lui le orecchie perché possiamo ascoltare la sua voce e le voci di sorelle e fratelli; facciamoci toccare la lingua perché la nostra lingua si possa sciogliere e possiamo essere così testimoni.
Il farsi toccare la lingua è sì un gesto intimo, ma mi richiama anche alla fantasia dello Spirito.
Ecco, chiediamo allo Spirito di essere apostoli fantasiosi, chiediamo allo Spirito che ci trasformi in giullari di Dio.
Amen
(Roberto Bassan)