Evangelo secondo Giovanni 4, 1-14
Quando dunque Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni (sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli), lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea.
Ora doveva passare per la Samaria. Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; e là c’era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l’ora sesta.
Una donna della Samaria venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare). La donna samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva». La donna gli disse: «Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; da dove avresti dunque quest’acqua viva? Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?» Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna».
Quest’anno il Consiglio ecumenico ha invitato i cristiani di tutte le chiese a concentrarsi nel mese di settembre sul seguente tema: Acqua viva. Non poteva essere fatta una scelta più opportuna. Purtroppo eventi drammatici recenti hanno fatto prendere coscienza anche a molti scettici che le condizioni dell’atmosfera, delle acque e della terra stanno subendo cambiamenti preoccupanti, di cui già si vedono devastanti effetti. L’acqua è certamente uno degli elementi naturali più necessari per ogni forma di vita, ma essa, a causa dei rilevanti cambiamenti climatici, può provocare anche eventi catastrofici. Pensiamo a quanto recentemente è accaduto in Nepal. Secondo alcune previsioni dei climatologi, questi cambiamenti climatici minacciano perfino la sopravvivenza dell’umanità.
Oggi di fronte ai grandi problemi eco sistemici esiste una significativa convergenza fra il pensiero religioso e le affermazioni degli scienziati. Convergenza possibile, ma non scontata. Il cristiano crede, che, se questo mondo vive, e noi in esso, è perché c’è un Dio, che non soltanto molto tempo fa ne ha voluto l’esistenza, ma continua, giorno dopo giorno, a farlo sussistere. Deve però rifiutare le concezioni dei fondamentalisti, che vogliono interpretare il libro della Genesi, e l’insieme della Bibbia, in modo letteralistico, descrittivo e quindi non compatibile con le teorie scientifiche. Questi cristiani si ostinano, per esempio, a credere che il mondo sia stato creato veramente in sette giorni, che l’uomo sia stato plasmato col fango, che la creazione sia avvenuta circa 5.000 anni fa, che il mondo attuale sia esattamente quello delle origini … In questo modo di fatto essi rinunciano a far tesoro dell’originalità, della pienezza e della ricchezza simbolica e religiosa della creazione fondata proprio sulla Bibbia stessa. Sarebbe assurdo che noi credenti pensassimo che, poiché il mondo è opera di Dio, dobbiamo affidarne le sorti totalmente a lui, adagiandoci sulla convinzione che, se il mondo è in pericolo, Dio, che lo ha creato, certamente lo salverà, ma lo salverà secondo i suoi piani, non secondo i nostri. Questo sarebbe un atteggiamento fatalista, totalmente passivo, che giustificherebbe un atteggiamento di indifferenza di fronte allo sfruttamento dissennato delle risorse umane, di fronte a chi agisce senza rispetto per la natura e crea situazioni ecosistemiche che mettono in pericolo il futuro della vita e del pianeta terra. No. Il capitolo primo della Genesi ci dice che Dio ha creato il mondo, ma ha anche voluto che l’opera delle sue mani godesse di una notevole autonomia e che questa sua indipendenza fosse affidata specialmente alla responsabilità dell’uomo. I versetti 27 e 28 del primo capitolo della genesi dicono: “ Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra”. L’uomo, quindi, fu creato a immagine di Dio, cioè non fu creato come un essere singolo compiuto in se stesso, ma come uomo e donna, come pluralità, come essere in relazione. Ma il testo biblico va oltre. Anche l’uomo nella sua singolarità nella pluralità è strutturalmente inserito nell’insieme di tutta la creazione e la sua realizzazione è possibile solo se vive non come un padrone e sfruttatore, ma in stretta relazione responsabile con tutti gli esseri viventi e con tutta la creazione. Non a caso, le prime parole che Dio rivolse ad Adamo ed Eva appena li ebbe creati furono queste: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra”. È nell’assolvere questo compito che si manifesta la somiglianza dell’uomo con Dio.
È all’interno di queste considerazioni generali che il culto di oggi ci invita a riflettere sul tema dell’acqua. Si noti, non semplicemente dell’acqua, ma dell’acqua viva.
Fin dai tempi più antichi tutti i popoli hanno riconosciuto l’importanza fondamentale dell’acqua. “Le acque”, scrive lo storico delle religioni Mircea Eliade, “ simboleggiano la totalità dei principi vitali: esse sono “fons et origo”,” la sorgente e l’origine” di ogni possibilità di esistenza”. In un testo vedico dell’antica India si trova questa invocazione: “Acqua, tu sei la sorgente di ogni cosa e di ogni esistenza!”. L’importanza dell’acqua è stata affermata fin dall’antichità anche dai primi filosofi scienziati che cercavano di individuare, attraverso l’osservazione e la ragione umana, il principio costitutivo del mondo e della vita. Le letture bibliche che abbiamo appena ascoltato confermano la centralità dell’acqua nella creazione voluta da Dio e nella storia dello stesso popolo ebraico e cristiano. Subito dopo la luce, ci racconta il libro della Genesi, Dio creò l’acqua e tutto ciò che da essa prende vita: “Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa delcielo»”. Custodire e salvaguardare la salute delle acque e della vita presente nel mondo in tutte le sue forme, nella sua ricca biodiversità, è quindi la responsabilità principale che l’uomo ha ricevuto da Dio. Trascurare le condizioni che permettono all’acqua di essere viva, fonte ed elemento indispensabile perché la vita continui e prosperi sulla terra, è una delle negligenze più imperdonabili che l’umanità possa commettere. Non a caso la Bibbia stessa ci dice che l’acqua è segno di vita, ma può essere anche segno di morte. La sete e l’aridità vengono spesso indicate come situazioni che indicano il venir meno delle condizioni necessarie per la vita dell’uomo, della vegetazione e degli animali e spesso sono conseguenza del cattivo comportamento degli uomini. Il racconto della Genesi ci dice che Dio , dopo aver creato la luce, la separò dalla notte e, dopo aver creato l’acqua, separò le acque dolci, vitali, da quelle salate e minacciose. L’uomo deve saperlo e, se non si adopera perché ognuno di questi elementi non oltrepassi i suoi limiti, ci saranno eventi negativi e questi eventi negativi potranno essere talvolta anche segnali o interventi di Dio stesso per richiamare gli uomini alle proprie responsabilità. L’acqua in questo caso non è più segno e fonte di vita, ma segno di morte e di peccato. Ricordiamo il diluvio, il mare, acqua salata, il quale sommerge l’esercito egiziano che si oppone alla giusta rivendicazione della propria libertà rivendicata dal popolo ebraico. Il profeta Ezechiele, con il suo linguaggio immaginifico, annuncia agli ebrei appena ritornati in patria dall’esilio babilonese che l’acqua vera, vitale, che potrà rivitalizzare Israele, sarà quella che scaturisce dal nuovo tempio e che scorrerà come un fiume fino a sfociare nel mare per purificarlo del sale che lo rende amaro e inospitale. Ma attenzione, dice ancora il profeta Ezechiele: “Ma le sue paludi e le sue lagune non saranno rese sane; saranno abbandonate al sale” . Con questa affermazione il profeta Ezechiele ci dà un avvertimento. Il torrente d’acqua benefica, che sgorga dal tempio e risana la terra che attraversa e sfocia nel mare che così viene risanato, non deve farvi pensare di essere dispensati dalla vostra collaborazione con il creatore. Esistono ancora i pericoli rappresentati dalle acque salate e dagli acquitrini e il vostro impegno nel mondo perché non sia contaminato dall’acqua salata non è cessato. Sta a voi saper distinguere l’acqua viva dall’acqua malsana. Il profeta annuncia agli ebrei che il torrente che sgorga dal tempio, raggiungerà la sua pienezza quando arriverà il messia promesso. Questo messia noi cristiani, come la samaritana al pozzo di Sicar, lo abbiamo riconosciuto in Gesù di Nazareth. Lo abbiamo riconosciuto e siamo invitati ad accorrere a lui e a bere l’acqua che ci darà. In un’altra circostanza riportata da Giovanni Gesù alla folla che era divisa sulla natura della sua missione gridò: “Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”(Gv 7,37-38)” . L’unica acqua che aiuta l’uomo a rimanere fedele alla sua missione di custode della salute degli esseri viventi e del mondo stesso, l’unica acqua in grado di lenire quella sete di pienezza di vita che tormenta ogni essere umano è quella che scaturisce da Dio Padre e fluisce fino a noi attraverso il suo Figlio. “«Chiunque beve di quest’acqua” dice Gesù alla samaritana,” avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna» (Gv 4, 13-14). Ma non inganniamoci, l’aver riconosciuto nel Cristo il Messia promesso, non ci rende estranei al mondo con le sue acque salate e i suoi paesaggi aridi che hanno sete ed estremo bisogno di essere rinvigoriti dall’acqua viva materiale e spirituale. Per primo fu Gesù, stanco per il lungo camminare per le vie della Palestina, a chiedere alla Samaritana dell’acqua per dissetarsi, come ad indicare che anch’egli ha bisogno della disponibilità dell’uomo, per potergli donare la sua acqua viva . La donna samaritana capì bene questo messaggio. Infatti non si fermò a contemplare Gesù che le aveva parlato, ma corse immediatamente ad annunciare agli abitanti di Sicar la sua scoperta e li invitò energicamente a correre anch’ essi a dissetarsi alla fonte di acqua viva che lei stessa aveva incontrato. Questo dobbiamo fare anche noi come uomini e come cristiani in attesa della manifestazione escatologica del ritorno dell’umanità e del mondo intero alla sua fonte e alla sua sorgente, come ci dice in modo immaginifico e simbolico Giovanni nel libro dell’Apocalisse: “Poi mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello … Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello; i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte. Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce del sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli.” (Ap 22,1-4)
Amen
Franco Macchi