25 Ottobre 2026

XXII domenica dopo Pentecoste

Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?

Testo biblico

Evangelo secondo Matteo 22, 34-40

I farisei, udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono; e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesù gli disse: «“Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».

Testo del sermone

“Volendo mettere alla prova Gesù…”. Sempre a pensare male: forse il Fariseo era realmente interessato ad avere il parere di Gesù sul tema, la sua era una domanda sincera. In altre occasioni Gesù stesso semplicemente risponde alle domande che gli vengono poste perché ne riconosce la sincerità, il desiderio di conoscenza di chi gli parla. Non potrebbe essere così anche in questa occasione e in fondo l’idea che sia un tentativo di cogliere in fallo Gesù sia solo un cattivo pensiero di Matteo? No, probabilmente si tratta proprio di una trappola e lo si capisce dall’interlocutore e dall’argomento: un Fariseo che parla di leggi, norme e comandamenti è senz’altro nel campo in cui si sente più sicuro; dopotutto se è dottore della Legge è perché la conosce bene, meglio degli altri e dunque non avrebbe motivo di chiedere un parere a Gesù, perché per quanto costui possa essere un rabbino preparato, non potrà mai essere colui che insegna a un maestro, sarebbe assurdo. È una falsa domanda, probabilmente il dottore della Legge ha già in tasca la risposta pronta, quella che è nata da anni di studio e conversazioni con i suoi colleghi; ha la risposta certa e sulla base di quella potrà accusare Gesù di essere un ciarlatano o peggio uno che annuncia la Legge di Dio senza conoscerla, dunque mancando di rispetto tanto alla Torah, alla Legge, quanto al Signore che l’ha donata a Israele.

Certo che la domanda di per sé non è una di quelle che hanno una risposta facile da offrire: la tradizione farisaica è riuscita a costruire un sistema di 613 precetti dalla Torah, e così molto tempo viene utilizzato per cercare di comprendere come vivere provando ad adempiere, di mettere completamente in pratica la legge di Dio. 613 precetti sono veramente tanti a cercare di applicarli nella vita di tutti i giorni, anche perché spaziano in tutti i campi dell’esistenza; alcuni li conosciamo: sappiamo ad esempio che ancora oggi gli Ebrei non mangiano maiale o rispettano radicalmente il riposo del sabato; altri sono meno noti, come ad esempio il divieto di indossare vestiti fatti con due diverse fibre tessili. 613 precetti sono veramente tanti e allora è normale che ogni tanto anche nel mondo degli scribi ci si chieda quali debbano essere le priorità. Di che cosa devo occuparmi in primo luogo, o meglio di che cosa devo preoccuparmi, visto che va quasi sempre a finire così? Che cosa devo fare, in che cosa mi devo impegnare per essere gradito a Dio, per dimostrare con le mie azioni che il suo insegnamento è importante? Insomma, se presa con serietà è una domanda che non lascia tranquilli e forse anche noi vorremmo rivolgerla al Signore: in pratica, essere credente che cosa mi spinge a fare come prima cosa? In quanto credente come devo comportarmi? Qual è il mio compito che mi contraddistingue? Che cosa devo fare come prima cosa per essere gradito al Signore?

E Gesù risponde allo scriba desideroso di darsi da fare, di vivere mettendo in pratica il comandamento di Dio, di vedere che si sta impegnando, si sta preoccupando sì, ma nella direzione giusta. Gesù risponde allo scriba, apparentemente nella direzione della sua domanda, in realtà spiazzandolo completamente. Qual è il comandamento principale? Il primo è la confessione di fede: “Ascolta Israele…”, il cosiddetto Shemah Israel, è forse la prima cosa che imparano su Dio i giovani Ebrei, all’inizio del loro percorso di catechismo. È appunto una confessione di fede: ma questa non è un comandamento; la fede è l’esatto opposto di qualcosa da fare, di qualcosa di cui preoccuparsi, di una serie di norme da rispettare. La fede è affidarsi, mettersi nelle mani di qualcuno che ha scelto di prendersi cura di noi e non ci lascia all’oscuro, ma che per amore ci fa conoscere questa sua scelta. La fede non è attività, ma è l’esatto contrario: è essere passivi davanti a qualcuno di più grande che ci viene incontro con e per amore, lasciare che sia lui a prendere l’iniziativa anche per noi.

E il secondo comandamento che Gesù indica allo scriba è l’amore. Ma neanche questo è un comandamento. Io posso obbligare qualcuno ad aver paura di me; posso forse convincerlo ad avere rispetto. Di sicuro non riuscirò mai a costringere qualcuno ad amarmi. E infatti Gesù non sta obbligando nessuno ad amare; da una parte ricorda che noi viviamo per fede, ma in questo non siamo soli. Anche se sembra strano, qualche volta parlare di fede isola: io ho fede in Dio, lui mi aiuta e io sono suo, dunque non mi interessa più di null’altro, del mondo che mi circonda, delle persone che vivono accanto a me. Per questo Gesù non può limitarsi alla prima indicazione, ma aggiunge anche la seconda; la fede ci fa alzare gli occhi a Dio, ma per evitare che ci isoliamo l’amore ci fa abbassare gli occhi all’altezza del nostro prossimo, affinché per amore la nostra vita sia in comunione con la sua.

“Qual è il comandamento più importante?” Chiede il dottore della legge. “Il comandamento è: non avere comandamenti”, risponde Gesù. O meglio, non sono i comandamenti, le regole, gli obblighi a determinare il nostro rapporto con Dio, non sono la prima cosa su cui interrogarsi; insomma, non sono il nostro preoccuparci, il nostro fare a rendere testimonianza del fatto che noi siamo Cristiani e Cristiane, seguaci del Dio di Gesù Cristo. Certo, la nostra fede comporta delle responsabilità, ma questa non è la base, non è il primo passo da fare; anzi, non c’è proprio nessun passo da fare, ma c’è da stare fermi e lasciare che il Signore cammini verso di noi. “Il comandamento è: non avere comandamenti”, risponde Gesù, perché le cose principali sono un dono, la fede, e una nuova opportunità da vivere, l’amore. Tutto il resto viene in seguito. Importante, senz’altro, ma non alla base, alle fondamenta della nostra vita di credenti.

Oggi abbiamo la gioia di accogliere quale membro di chiesa il nostro fratello Narciso. Da tempo frequenta la comunità: ha cercato e, come ci ha scritto nella sua bella lettera con cui ha chiesto l’ammissione in chiesa, trovato con noi un modo di vivere con libertà la propria fede nel Dio di Gesù Cristo. Senz’altro, pur nella libertà, anche a te tornerà di tanto in tanto in mente la domanda: “Che cosa devo fere per essere un buon cristiano, un buon membro di questa chiesa protestante?” Ti tornerà in mente perché siamo umani, spesso siamo presi dall’angoscia di dover fare, anche nei confronti del Signore, anche nella vita di fede. Ti tornerà in mente, ma spero che ti torni in mente anche la risposta di Gesù alle nostre paure, specie quelle di non fare abbastanza: Gesù dice: “Lascia fare a Dio, lascia fare a me”. Che la sua grazia ti e ci basti.

Amen.

Past. Davide Ollearo