1 Novembre 2026

XXIII domenica dopo Pentecoste

Gesù disse loro: «Quando pregate, dite…»

Testo biblico

Evangelo secondo Luca 11, 1-4

Gesù era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano; e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione”».

Salmo 112

Alleluia.

Beato l’uomo che teme il SIGNORE
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.

Potente sulla terra sarà la sua discendenza;
la stirpe degli uomini retti sarà benedetta.

Abbondanza e ricchezze sono in casa sua
e la sua giustizia dura per sempre.

La luce spunta nelle tenebre per gli onesti,
per chi è misericordioso, pietoso e giusto.

Felice l’uomo che ha compassione,
dà in prestito e amministra i suoi affari con giustizia,

perché non vacillerà mai;
il giusto sarà ricordato per sempre.

Egli non temerà cattive notizie;
il suo cuore è saldo, fiducioso nel SIGNORE.

Il suo cuore è tenace, privo di paure
e alla fine vedrà sui suoi nemici quanto desidera.

Egli ha dato generosamente ai bisognosi;
la sua giustizia dura per sempre

e la sua fronte si alza gloriosa.
L’empio lo vede, si irrita,

digrigna i denti e si consuma;
il desiderio degli empi non potrà mai avverarsi.

Testo del sermone

La preghiera è una richiesta ad essere accompagnati; non siamo noi che ci inventiamo le parole ma è il Signore che ci dona, su nostra richiesta, il suo stile.

Si dice che il Padre Nostro sia il compendio di tutto l’evangelo; potremmo anche dire che il Padre Nostro ha in sé delle caratteristiche che lo fanno essere la preghiera delle figlie e dei figli che si accostano al Padre e desiderano farsi introdurre nel suo mistero. È la preghiera dei santi, di coloro che sentitisi guardati e amati desiderano entrare con il Signore nel mistero di Dio cosicché essi non vivano più per sé stessi ma per Lui insieme agli esseri umani. Coloro che si rivolgono al Padre significa che non più loro ma Gesù Cristo vive in essi.

Sorelle e fratelli cristiani sono coloro che si sforzano di perdere la propria vita per Lui, di rinnegare sé stessi e mettersi a seguirLo. Solo seguendo Cristo nel suo cammino ci si può identificare a Lui per far ritorno al Padre.

 

Gesù ci dice: ”Quando pregate, dite…”

 

–Padre sia santificato il tuo nome,

e l’apostolo Paolo ci viene in aiuto esortandoci a santificare il nome di Dio offrendo i nostri corpi come sacrificio vivente santo e gradito. Questo deve essere il nostro culto spirituale, per affermare: ”Sì santo è il tuo nome Padre”.

 

-Venga il tuo Regno,

il tuo modo di essere possa abitare in ogni essere umano. L’umanità tutta prenda coscienza della necessità di ricorrere a Te Padre, leggere e meditare la tua Parola come Maria la serbava nel proprio cuore.

L’apostolo Pietro auspica che l’umanità tutta maturi un comportamento santo aspettando e affrettando la venuta del giorno del Signore.

Nell’affrettare la venuta di quel giorno, l’apostolo Paolo ci ricorda, attraverso una lettera indirizzata alla comunità di Efeso, di non partecipare alle opere infruttuose delle tenebre ma piuttosto di denunciarle. Tutte le cose quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste.

Ricordiamoci di essere figlie e figli della luce e in essa camminiamo.

 

-Dacci il nostro pane quotidiano, donaci il desiderio di venire a Te per chiederti il pane che ci nutre; donaci di poter spezzare il pane ricevuto dentro le pieghe del quotidiano, in tutte quelle dinamiche dove “noi stessi possiamo farci pane perché abbiamo potuto nutrirci del tuo pane” e *così, come dice il salmista, poter condividere l’abbondanza con i poveri

 

–E perdonaci i nostri peccati perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,

il perdono è un percorso, necessita di capire la ferita, di elaborarla, darle il tempo di rimarginarsi. Perdonare non significa semplicemente “chiudere la questione e metterci una pietra sopra”, perdonare significa crescere in umanità, considerare la nostra ferita e portarla alla guarigione.

*E nell’istante in cui noi perdoniamo ai nostri debitori anche Tu perdoni a noi (Giovanni Vannucci), ovvero nell’istante in cui la ferita si sarà rimarginata (e ciascuna e ciascuno di noi ha i propri tempi), potremo essere in grado di perdonare ai nostri debitori.

Riflettendo sul termine perdòno, ho notato che a seconda di dove viene posto l’accento possiamo trovarci di fronte ad un sostantivo o una voce verbale.

Se l’accento lo poniamo sulla prima “o” ci troviamo di fronte al sostantivo perdòno; se invece poniamo l’accento sulla “e” ci troviamo di fronte alla voce verbale pèrdono.

Può sembrare un accostamento un po’ sciocco però sintetizza il pensiero di oggi.

In talune situazioni c’è bisogno di tanto tempo per maturare il perdòno, ma se non vi si lavora si rischia che tutti ne pèrdono e ne viene meno l’umanizzazione nelle relazioni.

In estrema sintesi, perdòno significa salvare la vita, fare in modo di “tirar fuori la mia e l’altrui parte vitale”

 

–Non ci esporre alla tentazione,

Tu non ci conduci alla tentazione, ma nella tentazione ci liberi dal male (Giovanni Vannucci), cosicché, come ci dice l’apostolo Pietro, da stare in guardia, per non essere trascinarti dall’errore degli scellerati e scadere così dalla nostra fermezza di seguire il nostro Signore Gesù Cristo.

Così il salmista recita:

“Brilla nelle tenebre ed è luce l’umano compassionevole, misericordioso e giusto”.

Amen

Roberto Bassan